La transfobia e la negazione delle emozioni | Red Rope

    Orientamento sessuale

    In questi giorni in cui sto scrivendo, sui social, è imperversa la fatidica domanda “ma non voler andare con persone trans che han finito il loro percorso di transizione, è transfobia?”

    Questa ovviamente è una domanda super spinosa e di difficile lettura, ma per capirlo, bisogna analizzare un pochino più a fondo i vari significati e sfaccettature del tutto.
    Ci abbiamo fatto una live dedicata sul mio canale Twitch ma che poi abbiamo ricaricato su Youtube

    E per l’ennesima volta mi ritrovo a dover parlare di orientamento sessuale, ne ho parlato in tantissimi altri articoli, parlando di bisessualità, pansessualità, asessualità e orientamenti sessuali. E ora, lo ripropongo di nuovo qui:

    L’orientamento sessuale fa riferimento all’attrazione emotiva, romantica e/o sessuale la quale risulta costante e duratura per un individuo verso uomini, donne o entrambi i sessi.

    American Psychological Association

    Ma questa, come già detto in passato, oramai è superata in quanto non tiene conto della identità di genere ed espressione di genere, con una lettura sbagliata, alcuni pensano non comprendano l’asessualità, ma per l’appunto, una lettura sbagliata; una lettura più moderna potrebbe essere:

    L’orientamento sessuale fa riferimento all’attrazione affettiva, emotiva, romantica e/o sessuale la quale risulta costante, duratura e fluida per un individuo verso altrui individui dello stesso sesso/genere, del sesso/genere opposto, verso entrambi o più sessi/generi, o alla scarse o complete assenze di qualsiasi o determinati tipi di attrazione.

    Stefano Solieri

    Notare bene, che l’espressione di genere è compreso intrinsecamente, in quanto è una tipologia di attrazione erotico-emotiva. Come è compresa l’attrazione “mentale-intelletuale”, in quanto è compresa nella tipologia di attrazione emotiva.

    Quando parlerò di bisessualità, intenderò “l’attrazione verso più di un genere e/o sesso”.

    Transfobia

    Ora che abbiamo chiarito il concetto di orientamento sessuale (che capiamo che si muove su più livelli). Diamo una (o più) definizioni di transfobia:

    Con transfobia si intende un insieme di stigmatizzazioni e pregiudizi discriminatori nei confronti delle persone transgender e transessuali o della transessualità in generale. La transfobia può includere paura, avversione e odio, provati o espressi nei confronti di persone che non si conformano alle aspettative sociali di genere e può portare a comportamenti discriminanti nella società o nel lavoro, negazione di diritti, come il diritto di asilo, fino a manifestazioni di aggressività violenta e violenza sessuale.

    Wikipedia

    Avversione ossessiva nei confronti dei transessuali.

    Treccani

    le persone transfobiche provano emozioni sgradevoli che vanno dall’insofferenza al disgusto fino all’odio vero e proprio nei confronti di chiunque non si comporti come un maschio e una femmina “tipici”.

    Infotrans

    Tutte queste definizioni hanno dei denominatori in comune:

    • Pregiudizio verso le persone trans
    • Discriminazioni
    • Emozioni sgradevoli molto forti (che intrinsecamente portano a discriminazioni)

    Ora che abbiamo delle basi comuni per iniziare la nostra riflessione possiamo procedere sulla parte più scivolosa del discorso.

    Quando si parla di attrazione sessuale, si parla di una specifico livello dell’orientamento sessuale, MA, questo singolo livello non è “isolato” per tutte le persone, anzi, questo specifico livello spesso è condizionato dagli altri livelli dell’orientamento sessuale (motivo per cui il modello Kinsey è superato da molto tempo), in particolar modo è condizionato dal livello emotivo.

    In breve, l’attrazione erotico-sessuale, detta semplicemente, il voler far sesso o avere rapporti con qualcuno, è condizionata e condizionabile dalle emozioni ed aspettative.

    Se quindi ci fermassimo a valutare l’attrazione sessuale come la mera attrazione biologica, probabilmente non potremmo capire a fondo il cosa condiziona le nostre scelte a livello del partner.

    Ma soprattutto, faremmo fatica a capire la nostra (e altrui) preferenza sessuale da altre situazioni, come la discriminazione in questo caso di matrice transfobica (ma potrebbe essere anche politica, religiosa, ecc.)

    Quando si può parlare di transfobia? E quando di preferenza sessuale?

    Quando parliamo di omobitrans-fobia, bisogna sempre tener conto dell’orientamento sessuale del potenziale partner, dal vissuto e dalle emozioni, sta tutto lì.

    Se il potenziale partner, non ha attrazione verso le persone transessuali (termine usato in maniera neutra), ovvero persone che han finito il percorso di transizione. Poco importa se biologicamente la persona transessuale è una Donna/Uomo a tutti gli effetti, sia per la scienza che per lo stato.

    In quanto, bisogna tenere conto delle emozioni, il fatto di sapere e/o conoscere che il potenziale partner è una persona transessuale, suscita emozioni tali da far perdere tutta l’attrattività nei confronti del potenziale partner.

    Esistono quattro casistiche precise sulle quali riflettere per capire al meglio la transfobia:

    • Transfobia attiva: sono apertamente e socialmente contro le persone trans, faccio atti discriminatori e lesivi per la loro dignità e non le riconosco come persone
    • Transfobia passiva: non sono apertamente e socialmente contro le persone trans, ma quando si tratta di questioni personali o decisionali, tendo a favorire le persone non trans
    • Persona con cultura transfobica: una persona che riconosce le persone trans come uomo/donna e razionalmente non trova differenza tra una persona transessuale e cisgender, ma per come è stato educato nella propria sfera erotico romantica, quando si devono approcciare a persone trans, gli si suscitano delle emozioni che neutralizzano l’attrazione su più livelli
    • Persona con preferenza sessuale: una persona che non ha preferenza sessuale verso le persone trans, non gli piacciono perché non gli piacciono, nessuna matrice transfobica o altro. In un mondo ideotipico, dove la transfobia non esiste e si può cambiare il proprio sesso biologico con un click, questa ultima tipologia di persona non proverebbe attrazione per le persone che premono il bottone

    Far affrontare obbligatoriamente ad una persona le proprie emozioni è una forma di violenza ed abuso. Se quindi una persona presumibilmente non ha nel proprio orientamento sessuale l’attrazione verso le persone trans, bisogna aver la sensibilità di capire il suo stato di difficoltà e non etichettarlo in qualsiasi modo (in questo caso transfobico), a meno che non faccia atti di discriminazione/violenza (a tutto tondo), ma se ci rispetta ed è un suo limite, allora bisogna rispettare quest’ultimo.

    Al contrario, sarebbe transfobia, nel momento in cui, queste emozioni, fossero non solo negative, ma tali per cui, si arrivi ad offendere/non riconoscere/discriminare la persona, solo per quello che è o che è stat*.

    Noi non possiamo controllare cosa piaccia agli altri e dobbiamo essere in grado di accettare un rifiuto, in quanto, semplicemente non si rispecchiavano le caratteristiche desiderate nell’altra persona, ma questo non rispecchiare le caratteristiche, non ci invalida come persone.

    Non cresciamo in un sistema isolato, ma in una società, di conseguenza, assimileremo pregiudizi e stereotipi per il semplice fatto di stare al mondo, starà alla nostra parte razionale comprendere come reagire alle emozioni suscitate.
    Un classico esempio lo troviamo con persone che non sono razziste ma sono cresciute in un sistema razzista, le quali, benché sappiano che “lo straniero” non è per forza pericoloso, magari quando entra una persona dell’est europeo o nord africana, stringe a se gli oggetti di valore; poi successivamente, razionalmente pensa “ma che diavolo stai a fare”. Ma ciò non toglie che abbia provato tali emozioni, ma la sua parte razionale ha mitigato il tutto per non portare il suo sentito in comportamenti razzisti

    Questa so che può essere una opinione impopolare, ma bisogna rispettare tutte le tipologie di orientamento, anche quelle che apparentemente sono discriminatorie. Altrimenti, dovremmo essere tutti Pansessuali, ma non è così.

    Outing e coming out hanno due significati simili ma estremamente differenti:

    • Outing: essere obbligati a dire il proprio orientamento/identità di genere o che qualcuno lo dica per noi senza il nostro consenso
    • Coming Out: il rivelare il proprio orientamento sessuale/identità di genere volontariamente

    Per le Persone trans, quando devono iniziare una relazione (di qualsiasi tipo), è estremamente difficile capire come comportarsi, in quanto, molto spesso (giustamente), non vogliono rivelare la loro identità di genere o il fatto che prima fossero biologicamente differenti.

    Ovviamente, non c’è nulla di male in questo desiderio, anzi, ma considerando quanto detto prima, ovvero che “l’attrazione verso le persone trans, fa parte dell’orientamento sessuale“, l’omettere questo dettaglio può portare a una distruzione della coppia, a litigi, o sofferenze.

    Personalmente non saprei bene cosa consigliarvi, in quanto si deve valutare caso per caso, ma purtroppo il fatto che l’attrazione verso un identità di genere/sesso biologico (in senso espanso) faccia parte dell’orientamento sessuale, porta ad una scelta difficile, che rischia di sfociare in situazione di abuso, sia che si dica, sia che non si dica.

    In conclusione

    Quando si parla di relazioni, bisogna sempre tener conto di tutti i partecipanti presenti, non solo di una delle parti, soprattutto a livello emotivo! Se negassimo le emozioni del partner, solo perché non ci piace la loro origine (o ne presupponiamo una che non ci piace), finiremmo col negargli le emozioni da una parte, ma finiremmo anche per fare una violenza dall’altra etichettandolo come transfobico (omofobo/razzista/ecc) per un suo sentire irrazionale.

    Se invece, la sua parte irrazionale coincide con la sua parte razionale, allora, in quel caso li, bisogna si comprendere le emozioni, ma etichettarlo come transfobico/razzista/omofobo è corretto.

    Un qualcosa di fobico ha un significato ben preciso, come tale deve essere rispettato, il sentirsi discriminato non significa essere discriminati.

    Inoltre, la retorica del “non solo non bisogna fare cose razziste/discriminatorie, ma non bisogna nemmeno pensarle” è una retorica estremamente sbagliata e tossica, soprattutto perchè l’abbiamo vissuta e la stiamo vivendo tutt’ora, paradossalmente molti di noi la combattono, ma la conosciamo di più in questo modo:

    “non solo non devi fare atti impuri, non li devi nemmeno pensare” (e tra gli atti impuri c’è il sentirsi transgender)

    Consiglio d’acquisti

    Il primo che vi consigliamo di leggere è:

    Violeta Benini, la divulvatrice, divulgatrice sessuale, sex blogger e ostetrica

    • Senza tabù: libro dedicato ai più giovani, ma decisamente adatto anche agli adulti di Violeta Benini, la divulvatrice, divulgatrice sessuale, sex blogger e ostetrica

    Jüne Plã, illustratric*, ha creato un libro che ha fatto molto parlare di sè

    • Club Godo. Una cartografia del piacere: il nome dice già tutto, ma molto interessante da leggere, sfogliare, trarre ispirazione di Jüne Plã, illustratric*, ha creato un libro che ha fatto molto parlare di se

    Michele Spaccarotella, psicologo e psicoterapeuta, ha creato una interessante guida al piacere digitale, come orientarsi nell’online (e offline)

    • Il piacere digitale: una interessante guida che aiuta a riflettere e interpretare la sessualità di Michele Spaccarotella, psicologo e psicoterapeuta, ha creato una interessante guida al piacere digitale, come orientarsi nell’online (e offline)

    Tristan Taormino, divulgatrice, regista di film porno e altro ancora, ha creato una serie di libri molto interessanti, ma qui vi consiglio qualcosina per il di dietro

    Morena Nerri, conosciuta anche come le_sex_en_rose, divulgatrice e sexual blogger. Le sue interviste nude sono oramai famose

    Dossie Easton, una scrittrice e psicoterapeuta statunitense

    Emily Nagoski, direttrice di Educazione al benessere e docente di Sessualità femminile presso lo Smith College

    Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa

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    Stefano | Red Rope

    Mi chiamo Steve, ma sono conosciuto anche come Red, voglio divulgare nel mondo la bellezza della sessualità, ho da sempre lavorato in questa direzione, la divulgazione sessuologica è molto importante per me, ma anche per tutti coloro che la vorranno ascoltare.

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