Revenge Porn

Revenge Porn e Stereotipi

Il fenomeno del revenge porn è diventato sempre più noto negli ultimi anni. Una traduzione in italiano del termine potrebbe essere: vendetta pornografica e si tratta, infatti, della condivisione di immagini, video, testi o audio intimi di natura sessuale su internet, senza il consenso dei protagonisti stessi.

Le vittime sono spesso le donne, in quanto più soggette a stereotipi di genere e discriminazioni in base al proprio sesso di appartenenza

Il Revenge Porn: che cos’è?

È stato chiamato revenge porn proprio per il fine vendicativo che la pubblicazione di questo materiale di solito ha. I video o le immagini, infatti, vengono spesso condivise da uno dei due partner dopo la fine della relazione per punire l’altro.

Sotto questo nome, però, possono ricadere anche la condivisione di materiale pornografico all’insaputa e quindi senza il consenso dell’interessato e anche la pubblicazione con lo scopo di estorsione o diffamazione.

Negli ultimi anni si sono visti spesso casi di hacker che sono riusciti a violare la privacy di personaggi pubblici, condividendone i dati e le immagini anche a sfondo sessuale e sono state create delle vere e proprie librerie online con le foto delle vittime.

Revenge Porn e legge: Un crimine dal 2019

Si tratta di una vera e propria forma di violenza e di abuso psicologico e sono ancora pochi i paesi che hanno legiferato in proposito e nei quali il revenge porn sia diventato un reato vero e proprio. Tra questi spicca anche l’Italia in cui la legge è entrata in vigore il 9 agosto del 2019.

La pena per la diffusione di immagini o video che contengono materiale sessualmente esplicito è la reclusione da uno a sei anni con una multa che può variare dai cinquemila ai quindicimila euro. La stessa pena si applica anche a chi riceve il materiale e lo condivide a sua volta. Inoltre, le sanzioni si aggravano se i fatti sono stati concessi da un coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata da una relazione affettiva al protagonista delle immagini divulgate.

La vittimizzazione secondaria

Nonostante si tratti di un fatto punito dalla legge, le conseguenze per la persona protagonista del materiale condiviso subisce sono molto pensanti a livello sociale, può andare incontro alla perdita del lavoro, l’esclusione dal proprio gruppo sociale, bullismo o cyberbullismo.

Uno studio ha evidenziato come il cinquanta per cento degli intervistati avesse preso in considerazione l’idea del suicidio dopo essere stato vittima di revenge porn.

Il fenomeno non è equamente distribuito tra i due generi: infatti, le donne sono più soggette a essere vittime di revenge porn e a subirne le conseguenze sociali.

Non che gli uomini non siano presenti nelle foto o nelle immagini, anzi, ma le conseguenze per loro sono meno gravi rispetto a quelle subite dalle donne.

La motivazione la si può trovare, ancora una volta, nel doppio standard usato per giudicare gli uomini e le donne nella nostra società ancora attaccata agli stereotipi di genere: un uomo che viene visto a fare sesso non è valutato in maniera negativa, come accade, invece per le donne.

Molto spesso non ci si preoccupa della salvaguardia della vittima, ma si arriva a pensare che se quelle foto non le avesse scattate, non sarebbero finite in giro, dando, quindi, la colpa del reato alla vittima stessa.

Un comportamento simile lo si osserva nei casi delle vittime di stupro. In questo caso le domande che vengono fuori sono: aveva bevuto? Portava la gonna? Lo ha stuzzicato?

Come se rispondere affermativamente a qualsiasi di queste domande giustificasse l’atto criminale che è stato commesso.

Il revenge porn è diventato un vero e proprio crimine, ma in molti casi chi ne subisce le conseguenze più gravi è la vittima stessa in quanto, abbiamo visto, deve affrontare anche l’imbarazzo per la diffusione di immagini intime, ma anche e soprattutto il giudizio sociale.

Questa vendetta è possibile perché il sesso non viene visto come un’attività normale e messa in atto da tutti, ma come qualcosa da tenere nascosto e di cui vergognarsi, in particolar modo se si è una donna.

Conclusione

Gli stereotipi di genere, incidono fortemente sui comportamenti di vendetta pornografica, in quanto questi stereotipi sono fortemente presenti nella società.

Benchè sia diventato un crimine da poco tempo, ci sono ancora molte problematiche legate alla diffusione di materiale personale. Anche perché la legislazione spesso è labile su questo argomento

Il fattore di una mancata educazione sessuale nelle scuole incide fortemente e collateralmente, in molti altri campi, fra cui la giurisprudenza. Creando così una mancata difesa dei propri diritti.

P.S: Vediamo di non confondere i dati con le opinioni

Consiglio d’acquisti

Il primo che vi consigliamo di leggere è:

Violeta Benini, la divulvatrice, divulgatrice sessuale, sex blogger e ostetrica

  • Senza tabù: libro dedicato ai più giovani, ma decisamente adatto anche agli adulti di Violeta Benini, la divulvatrice, divulgatrice sessuale, sex blogger e ostetrica

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  • Club Godo. Una cartografia del piacere: il nome dice già tutto, ma molto interessante da leggere, sfogliare, trarre ispirazione di Jüne Plã, illustratric*, ha creato un libro che ha fatto molto parlare di se

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Morena Nerri, conosciuta anche come le_sex_en_rose, divulgatrice e sexual blogger. Le sue interviste nude sono oramai famose

Dossie Easton, una scrittrice e psicoterapeuta statunitense

Emily Nagoski, direttrice di Educazione al benessere e docente di Sessualità femminile presso lo Smith College

Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa

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