Linee guida del BDSM: Acronimi Framework | Red Rope

Devianza o deviazione?

Qualsiasi cosa si pensi del BDSM, al pensiero di infligger dolore ed alla sua intensità, non sembra affatto un’attività associata alla riduzione dello stress. Per chi lo vede da fuori, non c’è nulla di rilassante tra fruste e manette” 

– Roni Jacobson, New York Magazine

Questa frase di Roni Jacobson è sinteticamente esplicativa del “guscio” che viene percepito dall’esterno, su cosa non sia il BDSM.

Le varie attività svolte durante una sessione non sono un minestrone di comportamenti abusivi misti ad atteggiamenti lesivi ai quali seguono, poi, medicazione o coccole. Difatti, vi sono delle guide di condotta, detti anche framework o “filosofie”. Di queste linee guida, cinque si sono distinte per esser le più riconosciute ed utilizzate: SSC, RACK, PRICK, CCC e 4C. Prima di trattare questi acronimi e far notare quanto essi siano anche un doppio gioco di significati, facciamo un piccolo accenno di storia. Il BDSM è composto da pratiche non recentissime mentre, invece, recente è il suo emergere dalle camere da letto per raggiungere gli ambienti sociali.

Intorno agli anni ‘80 si sentì la necessità di far capire la differenza tra “abuso” e “consenso”. Negli ambienti SM americani, quando ancora il BDSM non esisteva, si coniò la prima istanza contraria alla distorta concezione esposta all’inizio di questo articolo, ossia il “responsable S&M”, prima di allora vigeva l’opinione di una psicopatologia sessuale incontrollata. Il primo framework ed il più utilizzato, originato nel 1983, è il SSC. Divenuto popolare intorno agli ‘90, diffonde inizialmente negli USA per poi diventare simbolo del BDSM “sano”. Questa diffusione, nei primi anni 2000, portò a chiedersi: si può definire in assoluto la parola “sano”? Nacque così il secondo acronimo: il RACK, che pone l’attenzione non sul praticare “sano”, ma sul praticare “consci del rischio”. 


Chiusa questa piccola parentesi di storia, dato che i framework più recenti risultano ancora in evoluzione e definizione, vorrei porre l’attenzione sull’assenza di negoziazione che viene posta dai media. Nei film, tra cui cito Secretary, e nelle serie, ove cito Bonding, non si parla mai della lunga fase di mediazione che c’è tra i partner alla ricerca dei limiti e delle possibilità di ognuno. Oltra alla negoziazione viene trascurato un altro grosso elemento del consenso, ossia, la consapevolezza che esso sia ritrattabile, focalizzando totalmente l’attenzione sul consenso entusiasta; il consenso entusiasta è un grosso mantra che viene ripetuto all’infinito alla ricerca di scusanti sullo stile “sapevi a cosa andavi incontro ed hai deciso di provare”. Personalmente lo reputo al pari di un tuffo da un trampolino di tre metri senza sapere che se cadrai di schiena, ti farai male. Per poter revocare il consenso e interrompere l’azione categoricamente deve esistere una parola di sicurezza, sempre e comunque.

Il kink può essere emozionalmente e fisicamente sostenibile e, personalmente, davvero eccitante! Prima però di buttarcisi a capofitto, serve una buona dose di teoria e, soprattutto, di pratica controllata: non voglio asserire sia attività sicura, anzi, richiede più pratica di quel che possa apparire! Per tale motivo esistono vari eventi comunitari quali i play party e le rope jam, dove si può “imparare sotto controllo” la parte più rischiosa.

Approfondiamo ora la parte teorica:

Una marea di linee guida

Le linee guida, o framework, sono dei modi di praticare BDSM seguendo un principio che, qualsiasi strada si segua, ruota intorno al consenso. Oltre ad esprimere in quale modo si pratica, gli acronimi esprimono anche il livello di consapevolezza che si utilizza ed i limiti che si sono concordati: sono paragonabili sia ad un motto che ad una filosofia.
Particolare è anche il modo in cui sono stati composti, infatti oltre alla semplicità, alcuni acronimi sono stati costruiti su doppi sensi, in modo da esser facilmente memorizzabili. 

Esiste anche un altro tipo di linea guida nel BDSM, ossia, i protocolli: codesti sono modi di comportarsi all’interno della comunità, e costituiscono un vero e proprio linguaggio non verbale. Portare il collare con il guinzaglio sciolto ad un evento è un esempio di protocollo, e significa che quel sottomesso ha un padrone che gli ha permesso di giocare con altre persone. I protocolli richiedono comprensione del contesto nel quale si è inseriti, ricordando il BDSM sia un gioco di ruolo con delle regole.

Riportiamo una breve spiegazione di questo minestrone di acronimi:

  • SSC: Sicuro, Sano e Consensuale (Safe, Sane, Consensual). Secondo l’interpretazione moderna, ogni parte deve esser cosciente a priori della sicurezza e del rischio della pratica, prendendo le dovute precauzioni ed accettando sia a priori sia durante la  pratica stessa eventuali variazioni dovuti alla sicurezza dei praticanti. Inoltre, deve sempre esser garantita la sanità fisica e mentale della persona, per cui le parti devono, dinamicamente, esser sicure di provare piacere emotivo. A tal proposito è nato un dibattito secondo cui questo framework risulti antiquato, perché per un praticante di sadomasochismo, questo principio verrebbe automaticamente meno. Il dibattito è valido, anche se a mia opinione trascura l’origine del framework: istruire sulla coscienza di un BDSM non abusivo e combattere l’idea di una psicopatologia.
  • RACK (Risk Aware Consensual Kink): rischio, consapevolezza, consenso nelle pratiche erotiche. L’acronimo, in inglese, corrisponde al nome di un cavalletto per tortura medievale. Per spiegare il framework in modo conciso, non vi sono parole migliori di quelle del suo ideatore, Gary Switch: “Niente è perfettamente al sicuro. Attraversare la strada non è perfettamente sicuro. Ricorda che tecnicamente si chiama “sesso più sicuro”, non “sesso sicuro” […]. La negoziazione non può essere valida senza la pre-conoscenza dei possibili rischi connessi all’attività negoziata. “Rischio consapevole” significa che entrambe le parti di una negoziazione hanno studiato le attività proposte, sono informate sui rischi coinvolti e concordano come intendono gestirli. Quindi “consapevole del rischio” invece di “sicuro”. […] “Consensuale” è il punto cruciale, implica negoziazione che implica essere in grado di distinguere la fantasia dalla realtà, oltre a trattare responsabilmente i fattori di rischio. Se non conosci i fattori di rischio, se non sai cosa accadrà nella realtà, allora non sai a cosa acconsenti. Una negoziazione significativa deve sempre avvenire sul terreno comune della realtà del consenso.”  Gary Switch – Rack Essay and Interview
  • PRICK (Personal-Responsability Informed Consensual Kink): responsabilità personale su un kink consensuale ed informato. I singoli partner si assumono piena responsabilità su ciò che accade durante la sessione, dopo aver acquisito tutte le informazioni possibili sulle pratiche ed i loro rischi, ed avendo accettato comunque di praticare. Questo framework è recente, non ci è difficile risalire alle sue origini. Coniato nel 2006 da un kinkster dal soprannome “Mythos”, trova un acronimo nel 2009 sulla base dell’ennesimo gioco di parole, dato che in inglese, prick significa pene o, in gergale, coglione. La novità di questo framework è quel che credo un concetto implicito in una persona adulta: si è responsabili delle proprie azioni.
  • CCC (Committed Compassionate Consensual): impegno compassionevole e consensuale. Questo acronimo è… un fantasma. Viene spesso citato tra gli acronimi, ma non esiste una definizione univoca. Mi è necessario spiegare un ulteriore termine per far comprendere questo acronimo: durante la modalità di gioco definita TPA, ove il sottomesso concede completamente la gestione al dominante, potrebbe esser che il dominante scelga di curare maggiormente il benessere psicofisico del sottomesso. Riporto l’articolo dove ho trovato questa breve definizione qui.
  • 4C (Caring, Consent, Comunication and Caution): Cura, Consenso, Comunicazione e Cautela. Apparso nel 2014 e primo ad aver trovato il suo posto nella comunity  dopo un articolo dedicato in una rivista scientifica, è anche la prima ad avere, per via dell’articolo stesso, una fonte rintracciabile e verificabile. Il pregio è quel di non evidenziare, quindi donando un’accezione negativa a tutto il contesto, il concetto di rischio. Quanto descritto da me è tutto riportato nelle 17 pagine dell’articolo. Sono tantine, per cui provvedo ad inserire una breve ma non esaustiva spiegazione. Le 4C sono tra loro collegate, non accostate: i partner si impegnano, prestando attenzione alle differenze ed ai bisogni degli altri partecipanti, comunicando e negoziando limiti e pratiche, a partecipare alle attività BDSM, essendo però consapevoli della possibilità di errore ed agendo con cautela. Il testo è scritto con carattere scientifico, descrive bene la parte del consenso, di cui io riporto una singola e breve espressione: il consenso è complicato.
  • VICSS (Voluntary Informed Consensual Sane and Safe): è stato impossibile reperire informazioni definite su questo framework, la sua apparizione è recentissima. L’unica definizione che ho trovato, a parte la spiegazione dell’acronimo, è che probabilmente ha origine nel 2007 e nasce per delineare la differenza tra abuso e scambio di potere erotico, specialmente all’interno di una relazione ove c’è già uno squilibrio di potere come ad esempio un matrimonio. Lo scopo è quello di “aggiornare” l’SSC, unendovi i principi del consenso informato e focalizzando quindi l’attenzione sul “praticare è sicuro se si è coscienti di ciò che si affronta anche quando lo si affronta”. Purtroppo non mi è possibile esser più chiaro.

Meglio usare la testa

Lo scopo di queste sigle è sicuramente nobile, ma contrasta con l’insolubile ed interminabile problema della codificazione dei rapporti umani. Avrete sicuramente presente il detto “chi tace, acconsente”, e non potrete concordare nel pensare che non è sempre così. Le linee guida cercano di semplificare una marea di problemi, semplificandoli e riducendoli a teorie sulla carta semplici, ma non generalizzabili ad ogni situazione: il partner potrebbe dirvi di sì perché veramente ha voglia di provare o potrebbe dirvelo per accontentarvi, o ancora perché si sente in imbarazzo a dir di no.
Questa piccola spiegazione introduce e sintetizza un argomento che tratteremo in seguito: il consenso entusiasta. Questa possibilità di voler provare qualcosa e poi pentirsene, e che citando uno studio del 2019 definisco “consenso non-consenso”, trova una breve ma incompleta spiegazione in studi effettuati sulle fantasie sessuali delle donne: le fantasie esistono nella mente, perché essa è libera di volare, ma il nostro corpo non dispone di ali. 

Un altro problema, comune agli acronimi, è che questi alla fine assumono un’esistenza propria , separata dal loro significato originale. Molte persone si imbattono nei termini in articoli o commenti, si fanno un’idea di cosa significhi la frase (o il suo acronimo) nel contesto e non riescono a verificarne il vero significato. 

Per quanto si possa concordare, dialogare e negoziare, quel che diremo non corrisponderà mai al 100% a quello che faremo, per cui nelle nuove generazioni il concetto di framework sta un po’ passando in secondo piano per dar spazio prioritario all’autodefinizione del ruolo. L’importante è che i partecipanti comprendano regole e limiti generali di una relazione BDSM, accettando liberamente di comunicare col partner senza correre rischi inutili e capendo i propri limiti e quelli del proprio partner.

Consigli d’acquisto

NON SONO IN ORDINE DI IMPORTANZA, al massimo in ordine logico (ma neanche quello)

Ayzad è un giornalista, divulgatore e sexual coach, ha un blog dove divulga solo ed esclusivamente sul mondo BDSM. Uno dei massimi esponenti del mondo BDSM, ha creato varie guide che riporterò qui sotto, io consiglio di prenderle sempre tutte, ma ognuna da comunque molti spunti di riflessione

Tristan Taormino, divulgatrice, regista di film porno e altro ancora, ha creato una serie di libri molto interessanti, anche sul bdsm

Davide la Greca, un maestro nell’arte dello shibari:

Toy Cleaner:
We-Vibe Clean 100ml
EXCITE Detergente Disinfettante Igienizzante Antibatterico, no alcol, 100ml (profumato)

Lubrificanti a base acquosa (utilizzabili con preservativo):
Durex Pleasure Gel Feel Lubrificante Intimo, 250ml
Durex Naturals Gel Lubrificante Idratante con Acido Ialuronico, 100 ml – indicato in caso di secchezza vaginale
Durex Naturals Gel Lubrificante Delicato con Aloe Vera, 100 ml – unico lube con aloe vera che mi sento di consigliare
Joydivision Aquaglide Lubrificante Intimo 200ml – il mio preferito
Lubrificante Intimo Lubido Senza Parabeni, 250 ml, Confezione da 2
Easy glide 150ml
ACVIOO Gel Lubrificante a Base D’acqua Naturale Trasparente Senza Parabeni – 240ml

Lubrificanti a Base in Silicone:
Durex Eternal 50ml – Utilizzabile con preservativo
SKYN All Night Long 80ml

Guardare sempre gli elementi contenuti nei vari lube, possono crearsi reazioni allergiche

Buon divertimento, with love Chiara & Susan.

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