Lavoro e Gender Gap

Cos’è il Gender Gap

Le parole gender gap identifica il divario tra il genere maschile e femminile nel mondo e la condizione di disparità in cui le donne vivono in ogni paese.

Il gender gap report

Il gender gap report è un documento stilato dal Word Economic Forum nel 2018 e che ha preso in esame quasi centocinquanta stati analizzandone la condizione femminile secondo parametri legati all’economia, alla politica, alla salute e alle condizioni lavorative.

L’Italia occupa il settantesimo posto nella classifica dovuto all’alto livello di disparità nella rappresentazione politica, nel livello salariale e nelle possibilità di crescita professionale.

Guardiamo più nel dettaglio che porta la nostra nazione al posto numero settanta della lista:

  • Opportunità economiche: 118° posizione
  • Istruzione: 61°posizione
  • Salute: 116° posizione
  • Politica: 38° posizione

Per quanto riguarda l’ultimo punto c’è da sottolineare la totale assenza di donne nelle istituzioni di molti paesi presi in esame dal report. Sebbene in Italia la rappresentanza femminile in politica sia ancora scarsa, è maggiore rispetto ad altri stati.

Gender gap nel lavoro

Il gender gap nel nostro paese è strettamente connesso al mondo del lavoro che tende a prediligere gli uomini rispetto alle donne. La discrepanza la si può vedere sia per quanto riguarda la possibilità di essere assunti: uno studio creato da economisti e sociologi hanno cercato una soluzione a questo problema. I più famosi studi sono stati fatti analizzando delle orchestre sinfoniche negli Stati Uniti che hanno dimostrato come l’utilizzo di un’audizione al buio, in cui l’esaminatore non poteva sapere chi stesse suonando, ha fatto aumentare del 50% le probabilità che una donna passasse l’audizione.

Il gender gap lo si può vedere anche nella crescita e avanzamento nel lavoro, sia a livello salariale: in quest’ultimo caso di parla di gender pay gap (Gpg) ovvero la differenza di retribuzione tra gli uomini e le donne a parità di mansione svolta e ruolo occupato.

Esistono due tipi di Gpg; il primo viene definito grezzo e si tratta della differenza media della retribuzione lorda oraria. Il Gpg complessivo, invece, prende in considerazione anche il numero medio mensile delle ore retribuite e il tasso di occupazione femminile, oltre al salario orario.La legge impone che gli uomini e le donne percepiscano la stessa paga, ma questo non ha eliminato il gender pay gap: i datori di lavoro hanno trovato altri modi per pagare in maniera differente gli uomini e le donne, purtroppo questo rende complicato avere delle statistiche puntuali sul fenomeno.

Perché esiste il gender pay gap?

n teoria, in un mercato del lavoro senza distorsione, il salario dovrebbe corrispondere alla produttività del lavoratore: più si produce, più si lavora. Secondo questa logica se un gruppo di lavoratori guadagna mediamente meno rispetto a un altro vuol dire che produce mediamente meno. Oppure c’è qualche distorsione all’interno del mercato del lavoro stesso che non fa corrispondere il salario alla produttività.

I motivi per spiegare il gender pay gap possono essere due: le donne sono meno produttive rispetto agli uomini, oppure il mercato del lavoro non tratta in maniera eguale gli uomini e le donne.

Ronald L. Oaxaca ha introdotto una formula per riassumere questo concetto:

differenziale di salario di genere = formula1 + formula2.

Dove la formula 1 è la quota di discriminazione; mentre la formula 2 è la quota di produttività

Prendiamo la seconda formula: per capire se le donne producono meno rispetto agli uomini, bisogna tener conto delle qualifiche. L’istruzione è un fattore fondamentale per aumentare la produttività e quindi permettere di guadagnare di più.

Gli uomini, secondo le statistiche, hanno una vita lavorativa più lunga delle donne: da questo sembra che le donne siano meno produttive rispetto agli uomini.

Tuttavia, questa discrepanza è il sintomo della situazione che porta al gender pay gap, non il risultato; vediamo quindi la prima formula che rappresenta la quota di produttività.

In apparenza le donne possono scegliere l’occupazione che desiderano, ma nella realtà non è così. Grazie al report World Economic Forum scopriamo che le donne spendono il doppio del tempo in faccende domestiche rispetto a quanto facciano gli uomini e sono maggiormente impegnate nella cura dei figli, per questi motivi sono più occupate in lavori part time e il loro tasso di occupazione è inferiore. Tutti questi elementi si traducono in una minore produttività, ma che è dovuta a un fattore culturale e a una società che non mette a disposizione servizi di assistenza abbastanza sviluppati per permettere alle donne di avere possibilità lavorative uguali a quelle degli uomini.

Quando le faccende domestiche vengono equamente distribuite e esistono servizi di assistenza sviluppati, il gender pay gap si abbassa.

Nonostante la legge tuteli e garantisca un trattamento paritario per uomini e donne, le discriminazioni di genere sono ancora presenti in Italia e nel mondo e le condizioni di vita, di lavoro e le possibilità di crescita personale sono differenti tra gli uomini e le donne, favorendo i primi.

Conclusione

Già in passato abbiamo parlato di stereotipi di genere e come questi incidano fortemente sulle condizioni sociali, soprattutto sulla donna.

Il gender pay gap è uno di questi esempi (come il revenge porn), per combattere questo divario i vari stati hanno adottato diverse politiche di Welfare, più o meno efficaci. Uno dei punti focali, è sempre la condizione della donna, che spesso è relegata a lavori domestici (non creando quindi valore economico in senso stretto), questo potrebbe essere un problema, soprattutto per i paesi con problemi di fertilità. Ricercare la parità di genere in altre parole ci rende più ricchi, letteralmente.

Il futuro su queste politiche è incerto, ma quel che è certo che vi sono sempre più movimenti (ahimè anche estremisti), che combattono per la parità di genere.

P.S: Le battaglie per la parità di genere non sono solo femminili, ne tanto meno solo le donne possono parlarne.

Consiglio d’acquisti

Il primo che vi consigliamo di leggere è:

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Morena Nerri, conosciuta anche come le_sex_en_rose, divulgatrice e sexual blogger. Le sue interviste nude sono oramai famose

Dossie Easton, una scrittrice e psicoterapeuta statunitense

Emily Nagoski, direttrice di Educazione al benessere e docente di Sessualità femminile presso lo Smith College

Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa

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